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martedì, 12 agosto 2008

Il manifesto - sabato 29 giugno 1996

Arcigay entra a palazzo Chigi

Oggi a Napoli la manifestazione nazionale del "gay pride". Ma all'interno del movimento serpeggia lo scontro politico.

ROMA

Nel giorno dell'orgoglio omosessuale, i gay varcano la soglia del palazzo dei palazzi. "Una delegazione dell'Arcigay-Arcilesbica - recita un comunicato della presidenza del consiglio dei ministri - si è incontrata questa mattina, 28 giugno 1996, con il vicepresidente del consiglio, onorevole Walter Veltroni". L'incontro spiega ancora la nota ufficiale, è durato circa un'ora e vuole essere la prima "tappa di un positivo rapporto tra la comunità gaylesbica e il governo per favorire il necessario processo di integrazione di tutte le componenti della società per la realizzazione di più ampi diritti di libertà".

Di risultati concreti, per la verità, al momento non ce ne sono, se si eccettua l'impegno verbale di Veltroni, a nome del governo, ad agire contro ogni forma di discriminazione. Ma in quell'oretta di colloquio è stato fissato un itinerario abbastanza preciso. Entro il 20 luglio, ha assicurato Veltroni, ci sarà un altro incontro in cui verranno date le risposte esplicite alle richieste avanzate da Arcigay-Arcilesbica in una circostanziata piattaforma.

Cosa ne pensa Prodi?

I desiderata della più forte organizzazione nazionale degli omosessuali riguardano le competenze di diversi ministeri, dagli interni alla sanità ai beni culturali alla pubblica istruzione. Trovare tanti interlocutori dentro il governo sarà tutt'altro che facile, anche per la consistente presenza di cattolici, dallo stesso presidente del consiglio alla ministra alla sanità Rosy Bindi. Le priorità indicate da Arcigay-Arcilesbica sono comunque le seguenti: legge sulle unioni civili; provvedimenti nella lotta all'Aids e finanziamento di campagne di prevenzione mirate tra gli omosessuali; lotta al razzismo e alle discriminazioni; accesso ai fondi per la cultura, con i quali sovvenzionare la stampa del movimento omosessuale. Notevole importanza rivestono anche gli interventi che riguardano la scuola, dall'istituzione di dipartimenti di studi gaylesbici nelle università, sul modello di quelle esistenti nei paesi scandinavi, alle iniziative per prevenire i suicidi dei giovani omosessuali e favorire una formazione che rispetti davvero tutte le diversità. E' compresa in questo la necessità di invitare gli insegnanti di religione ad astenersi dal diffamare gay e lesbiche.

Una rete di rapporti tanto fitta tra la comunità omosessuale e le istituzioni, rende indispensabile, secondo Arcigay-Arcilesbica, definire un interlocutore unico, da individuarsi preferibilmente nel ministero delle pari opportunità retto dalla pidiessina Anna Finocchiaro. Veltroni ha definito ragionevoli le richieste contenute nella piattaforma. Si vedrà se questa disponibilità potrà trasformarsi in fatti o se, come Bill Clinton nel braccio di ferro sulla piena accettazione degli omosessuali nell'esercito, il vicepresidente del consiglio si scontrerà con opposizioni soverchianti.

Tutti a Napoli

Oggi, intanto, i gay e le lesbiche italiani scendono in piazza a Napoli con un corteo che si spera grande almeno quanto quelli di Roma del '94 e di Bologna lo scorso anno. La manifestazione partirà alle 16 da piazza Garibaldi e si concluderà in piazza Municipio.

Ma dall'interno del movimento già arriva una pesante critica all'indirizzo politico di Arcigay-Arcilesbica che ha prodotto anche l'incontro di ieri con Veltroni. Nichi Vendola, deputato di Rifondazione Comunista nonchè militante omosessuale dichiarato, spara a zero sulla linea dell'associazione in un intervista pubblicata su Liberazione. Pensare che la maggioranza parlamentare di centrosinistra possa fare la propria battaglia per la legge sulle unioni civili, a parere di Vendola, "è un'illusione che può coltivare solo l'Arcigay o almeno la sua leadership filo-pidiessina. Ho l'impressione che sul terreno dei rapporti con il Vaticano questo governo non intenda operare alcuna rottura con quell'atteggiamento tradizionale di delega alla chiesa del magistero relativo alle questioni della moralità pubblica-privata e dei costumi sessuali. All'interno del centro-sinistra e perfino della sinistra moderata, - prosegue Vendola- circolano culture neo-integraliste e neo-perbenistiche. Credo che attenuare il conflitto, smorzare i toni della polemica, diventare più realisti del re sia, oggi, per il movimento gay una scelta suicida. Arcigay-Arcilesbica è una meritoria organizzazione per la lotta per i diritti civili degli omosessuali che ha avuto, storicamente, un'inclinazione lobbistica. Ma l'ha pagata caramente e non è mai riuscita a strappare neppure un'unica rappresentanza di carattere istituzionale. Oggi rischia di perpetuare questo atteggiamento questuante, politicista, tutto interno al rapporto con il ceto politico. Del resto il movimento gay, a differenza di quello femminista, ha pochissima elaborazione teorico-culturale e pochissima influenza sull'educazione politica del composito mondo omosessuale". il dibattito, come si dice in questi casi, è aperto.

postato da: alcedoatthis alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: 1996
mercoledì, 27 febbraio 2008

L'UnitĂ  - pagina 8 - domenica 3 luglio 1994

Marcella Ciarnelli

Oltre diecimila persone alla manifestazione nazionale patrocinata dal sindaco Rutelli

"Festa d'amore"

I gay e le lesbiche conquistano Roma

Erano diecimila, forse di più, i gay e le lesbiche che ieri hanno invaso Roma con un corteo pacifico ma deciso a rivendicare il diritto e la riconoscibilità di una diversità fin qui negata. In testa al variegato corteo i leader dell'Arcigay, Francesco Grillini, dell'Arcilesbiche, Gisella Bertozzo e rappresentanti di movimenti e partiti. E all'altezza del Campidoglio si è aggiunto il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, accolto da un grande, commosso e grato applauso.

ROMA. Non li ha fermati il caldo africano, la legittima voglia di vacanze o il timore di mostrare il sè stesso più nascosto, quell'essere gay o lesbica che troppo spesso, ancora, condiziona la loro vita pubblica. E così sono arrivati a migliaia a Roma da ogni parte d'Italia "orgogliosi di esserci", come recitava lo striscione d'apertura del corteo nazionale organizzato dall'Arcigay, con il patrocinio del comune di Roma, nell'ambito della venticinquesima giornata internazionale dell'orgoglio omosessuale. Erano proprio tanti ieri pomeriggio. Diecimila, forse molti di più. Sono arrivati in treno, in auto, in pullman e hanno invaso la città semideserta fino a Piazza Santi Apostoli dove era previsto il raduno del corteo che poi, poco dopo le 18, ha preso il via per raggiungere Piazza campo de' Fiori dove la festa è andata avanti fino a tardi.

Ma festa era già stata mentre si attendevano gli ultimi ritardatari prima di mettersi in marcia. Coriandoli colorati per un carnevale fuori stagione hanno presto coperto il selciato di Piazza Santi Apostoli. Non mancavano fischietti e trombette. Abiti sgargianti, colorati. Tra l'osè e l'ironico. Vestiti grigio fumo con al bavero il simbolo rosso della battaglia contro l'Aids confusi con aderenti e inequivocabili calzamaglie, signore ben vestite e ragazze in quasi bikini giustificati, peraltro, dal gran caldo. Un segno di colore per tanti è rappresentato solo dal simbolico triangolo rosa. Pettinature tradizionali confuse con creste bionde che sfumavano nel rosa o nel verde.

Un colpo d'occhio incredibile quello che ha fornito il grande mondo variegato di quella che comunemente viene definita "diversità" che si è ritrovato tutto insieme, ancora una volta, a distanza di dodici anni da un'altra analoga manifestazione che allora si tenne a Bologna e in occasione della quale, l'allora sindaco Renato Zangheri inaugurò, per la prima volta a livello istituzionale, una sede per gli omosessuali. E non è un caso che ieri pomeriggio, per un tratto, il corteo abbia avuto alla testa, insieme ai leader del movimento, il sindaco progressista di Roma, Francesco Rutelli che ha atteso i manifestanti ai piedi del Campidoglio.

Tra canti e suoni, con i cartelli finalmente ben visibili, le bandiere del movimento per la pace, del Pds, dei Verdi e di altri movimenti e partiti che sventolavano, il corteo ha così preso il via quella che è stata innanzitutto, una "festa d'amore". Solo il tempo di dare un occhio alle scritte di cui ecco qualche assaggio "Berlusconi dove sei? Oggi Roma è tutta gay", "Nè viziosi, nè malati, ma solo innamorati", "Berlusconi se sei un vero liberale, unione civile dei gay subito" ed ecco che lo striscione di testa arriva alle scale del Campidoglio. Francesco Rutelli (che si affianca a Franco Grillini, presidente dell'Arcigay, a Claudia Roth, eurodeputata Verde che ha presentato al parlamento europeo la risoluzione a favore della libertà e dei diritti degli omosessuali, a Fulvia Bandoli in rappresentanza del gruppo parlamentare del Pds e di Niki Vendola, deputato di Rifondazione Comunista) viene salutato da un applauso lungo, affettuoso, convinto e grato. Con lui Vanni Piccolo, consigliere del sindaco per i diritti delle persone omosessuali. L'emozione si stempera nel gioco quando manifestanti intonano in coro "Sei bellissimo..." parafrasando la Bertè, Rutelli sorride e sta al gioco e prende a camminare verso il teatro di Marcello. "Siamo tanti, siamo belli, siamo tutti con Rutelli" ritmano dal fondo. "Bravo Francesco, sei il nostro sindaco" grida qualcun altro. E c'è chi non rinuncia al commento personale "Francesco sei un fico...". Il sindaco arrossisce e sorride.

All'altezza dell'anagrafe il primo cittadino lascia la manifestazione e risale lungo tutto il corteo. Lentamente, fermato ad ogni passo. Le richieste di autografi e di foto sono tante. Le scale del Campidoglio vengono raggiunte a fatica. Ma Rutelli è contento di questo impegno un po' diverso da quelli che tradizionalmente assolve. "Roma è una città di amicizia, di tolleranza e di civiltà. Questa festa lo dimostra e la avvicina alle altre capitali europee contribuendo ad isolare quanti, anche in questo ultimo periodo, hanno mostrato intolleranza nei confronti degli omosessuali" dice il sindaco.

Franco Grillini, quasi incredulo, vede sfilare il corteo. "Non pensavo che saremmo stati in tanti. Già mille persone mi sarebbero bastate ed invece siamo più di diecimila. Questa nostra gioiosa manifestazione di lesbiche e gay è contro l'assoluta indifferenza del governo Berlusconi alle nostre richieste, contro la gerarchia cattolica che è contro gli omosessuali che sono, voglio ribadirlo, la più grande minoranza del paese. Il nostro obiettivo è quello di un definitivo riconoscimento dei diritti civili delgi omosessuali, per una seria lotta all'Aids, per una vera campagna contro ogni discriminazione, a favore delle unioni civili. Non si tratta, in fondo, che della richiesta di riconoscere situazioni di fatto, a tutti note, che un governo bacchettone vuol continuare ad ignorare. Da qui è partito il nostro invito a partecipare raccolto in questo modo, forti delle recenti esperienze di Amsterdam e di New York, ed a mostrare il volto positivo ed ottimista della nostra condizione. La faccia bella dell'omosessualità che l'Italia, ancora così arretrata, si ostina a voler ignorare e che si ritrova tutta nella sigla dell'Arcigay. Le voci messe in giro di movimenti di destra sono assolutamente inesistenti". Messi i puntini sulle i, Grillini si è immerso nel corteo. Tutti insieme per la prima volta, fino a tarda sera, gay e lesbiche, come ha sottolineato Gisella Bertozzo dell'Arcilesbiche. Uniti tutti dall'orgoglio di una diversità che nessuno vuole più nascondere. Ed è proprio al grido "orgoglio, orgoglio" che la festa è cominciata a Campo de' Fiori, dopo un commosso saluto a quanti non c'erano perchè stroncati dall'Aids. La lotta continua anche per loro.

postato da: alcedoatthis alle ore 13:25 | link | commenti
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L'UnitĂ  - prima pagina - domenica 3 luglio 1994

Marcella Ciarnelli

La manifestazione per il riconoscimento dei diritti civili

DIECIMILA GAY SFILANO A ROMA

RUTELLI ACCOGLIE IL CORTEO

ROMA. "Orgogliosi di esserci". Così affermava lo striscione dietro cui, ieri pomeriggio, in una Roma semideserta per le ferie ed il gran caldo, oltre diecimila tra gay e lesbiche, giunti con ogni mezzo da ogni parte d'Italia, hanno sfilato da Piazza Santi Apostoli a Campo de' Fiori. Una risposta straordinaria, inattesa per gli stessi organizzatori della manifestazione nazionale indetta a dodici anni di distanza dall'ultima che si tenne a Bologna. "Mi sarei accontentato anche di mille persone - diceva commosso Franco Grillini, presidente dell'Arcigay - ed invece siamo almeno dieci volte di più". Quando il colorato corteo, la "faccia bella dell'omosessualità", è transitato davanti allo scalone del Campidoglio ad esso si è aggiunto il sindaco di Roma, Francesco Rutelli che aveva dato il proprio patrocinio alla manifestazione. L'ha accolto un lungo, commosso, grato applauso. Ed il sindaco progressita della capitale non ha mancato di sottolineare quanto sia necessario, in un periodo come l'attuale, ribadire che "Roma è una città di amicizia, di tolleranza, di civiltà". Il corteo è proseguito fino a Campo de' Fiori dove la festa è andata avanti fino a tarda sera.

postato da: alcedoatthis alle ore 12:48 | link | commenti
categorie: 1994, pride

L'UnitĂ  - 10 settembre 1994

A.M.

TRA ARCI E SINDACO DI SAN GIMIGNANO

Polemiche sul no alla festa gay

SAN GIMIGNANO. Non si farà la festa dei gay e lesbiche alla Rocca di San Gimignano. La giunta comunale con una decisione unanime non ha concesso lo spazio richiesto dall'Arcigay-Arcilesbica di Firenze per organizzare la manifestazione. Non mancano dure polemiche dell'associazione a cui il sindaco pidiessino Franco Nencioni replica altrettanto seccamente, smentendo volontà discriminanti.

Spiegano all'Arcigay: "Il nostro circolo, sollecitato da ragazzi di San Gimignano, aveva organizzato una giornata di varie iniziative culturali e ricreative rivolte a tutti gli interessati. E in particolare alla popolazione gay e lesbica del senese che pure esiste e che non è visibile proprio perchè mancano le occasioni come questa". Sarebbe stato distribuito materiale informativo sull'Aids, presentato il libro di Giuseppe Fadda "Happy Gays", tenuta una festa danzante nel parco della Rocca. L'Arcigay critica il sindaco che a pochi giorni dalla festa "ha accampato una serie di obiezioni rivelatesi senza alcuna sostanza tra i quali l'impossibilità di concedere il permesso per la vendita delle bevande". Secondo l'Arcigay quindi "anche a sinistra resiste il pregiudizio contro i gay e le lesbiche: forse tanta apertura e tanta disponibilità sbandierate durante la campagna elettorale sono solo parole e propaganda". "Per anni - ribatte Franco Nencioni - abbiamo lavorato come amministratori per evitare che nella Rocca si facessero manifestazioni di tipo ricreativo. E' uno spazio che concediamo invece per iniziative di carattere culturale. A questa linea non abbiamo fatto alcuna deroga, neanche per la festa dell'Unità. E' una stupidaggine e una mania di persecuzione parlare di discriminazione.

postato da: alcedoatthis alle ore 10:50 | link | commenti
categorie: 1994, discriminazione

La Nazione - 12 dicembre 1994

De Sica: "Sì, sono stato gay"

MILANO - Pare che l'ultimo film (Uomini) a tematica gay, abbia procurato qualche guaio a Christian DeSica: allusioni pesanti, improvvisi voltafaccia e addirittura - a sentire lui - qualche contratto strappato. Reazioni scomposte dettate da ordinario perbenismo. Il figlio del grande Vittorio però non ha fatto una piega e anzi ha deciso di "cavalcare la tigre" con un'intervista a Babilonia, il mensile dei gay e delle lesbiche. "Da adolescente - ha detto DeSica - ho avuto rapporti omosessuali, poi ho preso la strada dell'eterosessualità". Fatta questa ammissione, l'attore e regista, che è sposato e padre di due figli, ha anche rivangato nel suo passato, ricordando un episodio vissuto nell'adolescenza insieme al padre e a Luchino Visconti, il grande regista noto per la sua omosessualità: "In vacanza - si legge nell'intervista, pubblicata da Babilonia nel numero di dicembre - durante una cena al mare, Visconti giocava e scherzava con noi: quando uscì dal ristorante, papà minacciò che se ci avesse fatto un'avance, gli avrebbe dato uno schiaffo davanti a tutti".

I guai sono venuti col nuovo film: "Dopo la pubblicazione delle mie foto con alcuni modelli e dell'intervista in cui accennavo alla trama, parecchi contratti per le riprese in esterni sono stati strappati. Una palestra mi ha negato il permesso di girare la scena di un bacio sotto la doccia fra Alessandro Haber e un ragazzo".

postato da: alcedoatthis alle ore 10:39 | link | commenti
categorie: cinema, 1994

Il Manifesto - 25 giugno 1994

Gianfranco Bangone

LE NORME

Dei molti piani di dibattito la fecondazione sembra ne stimoli solo uno: quello morale. Ma la tecnica non è neutra e nasconde pericoli

Ieri mattina in un albergo romano il Cecos - un'associazione internazionale di medici che si occupano di inseminazione artificiale - ha presentato le sue linee guida per un disegno di legge che dovrebbe regolare la fecondazione assistita. La riunione dell'associazione cade a qualche giorno dall'ennesima provocazione-spettacolo, quando il ginecologo ligure Giuseppe Ambassa dichiara ai giornali di aver praticato su una donna omosessuale una inseminazione artificiale utilizzando il seme di un donatore. L'intervento è stato eseguito con una particolare tecnica che permette di predeterminare il sesso del nascituro all'85%. Ambrassa è un iscritto al Cecos e siccome lo statuto dell'associazione esclude pratiche di inseminazione su donne sole, viene immediatamente sospeso.

"L'omosessualità - dice Emanuele Lauricella, presidente del Cecos Italia - non c'entra affatto, queste sono cose che scatenano le pruderie dei giornalisti. La rete internazionale del Cecos ha scelto una linea di condotta che dovrebbe vincolare gli aderenti all'associazione. Noi abbiamo scelto di praticare la fecondazione assistita soltanto su coppie eterosessuali, può essere discutibile ma è tutto qui". Ovviamente il Cecos non ha convocato la riunione romana per parlare del caso Ambrassa, che solleva imbarazzo, ma per mettere sul campo problematiche di carattere generale. La fecondazione assistita in Italia non è infatti regolata da alcuna norma e quello che chiede il Cecos è di arrivare ad una regolamentazione minima: "in questo paese - dice Lauricella - se si vuole aprire un laboratorio di analisi che effettui cose di routine bisogna disporre di autorizzazioni e subire controlli. Per la fecondazione assistita niente di tutto questo è necessario. Non è dato sapere perchè un settore che tocca così tanto la salute delle persone debba operare in regime di totale deregolamentazione. Prima di qualsiasi altra cosa bisognerebbe tutelare la salute delle pazienti e del nascituro e si può arrivare a questo soltanto con delle regole. In un settore così delicato bisognerebbe disporre di statistiche sanitarie, di dati trasparenti a disposizione di tutti quelli che operano nel settore."

Le parole di Lauricella sono molto caute come quando ci si trova davanti a temi scottanti e non c'è da biasimarlo. Se si torna indietro nel tempo e si guardano i clamorosi annunci di gravidanze in donne che hanno superato la menopausa è fatale concludere che ci si trova davanti a sortite calcolate, una forma assai efficace di pubblicità che richiama nuove clienti. Nell'ambiente si parla di ambulatori che da un mese all'altro traboccano di pazienti, di liste di attesa che si allungano a dismisura. L'aspetto del "mercato" nella fecondazione assistita è assai meno nobile e non solo delle infinite discussioni che solleva sul piano etico, ma anche dei cortocircuiti moralistici che qualcuno utilizza volutamente per sollevare riprovazione. La percentuale di successo in queste pratiche non è alta, visto che oscilla a seconda dei casi dal 20 al 30%, chi vi ricorre generalmente ha tentato tutto senza ottenere risultati. E' anche questo stato di ansia a dare potere al medico, in qualche caso sbilanciando eccessivamente quel delicato rapporto medico-paziente che nel nostro paese non sempre brilla per correttezza.

In materia così delicata non si capisce, ad esempio, le continue violazioni del segreto professionale: non è sufficiente tacere il nome della persona sottoposta a trattamento per aggirare l'ostacolo, e anche nel caso della donna ligure che partorirà a giorni una bambina la violazione della segretezza indica che vi è corresponsabilità della paziente. Basta leggere l'autobiografia di Jaques Testart - uno dei padri della fecondazione in vitro in Francia - per capire come il rapporto medico-paziente possa sconfinare in terreni che non gli sono propri.

L'ennesimo casus belli, riportato dalla cronaca di questi giorni, aiuta a comprendere che le tecnologie riproduttive - per la vistosità degli interventi che comportano - siano materia assai diversa anche da molte ricerche di frontiera. La tecnica non è soltanto invasiva, al punto che qualche pessimista sostiene che il vero prezzo di questi interventi lo si potrà calcolare soltanto quando i "figli della provetta" avranno a loro volta figli adulti. Anche dal punto di vista strettamente evolutivo ci sono domande da farsi: ad esempio sulla "variabilità" espressa dai donatori di sperma. Qualcuno sospetta che il parco donatori sia limitato, è ancora cronaca la confessione di un donatore che stima di aver messo al mondo molte centinaia di figli. In Inghilterra è passata una norma che consente, con il raggiungimento della maggiore età di chiedere al ministero della sanità il fascicolo sul padre biologico. In quel caso si è ritenuto che il "diritto a sapere" copra anche la propria storia genetica: è probabilmente un provvedimento discutibile, ma guarda molto avanti.

L'aspetto "politico" galleggia sui problemi specifici della tecnica, che vale ripetere meno che mai è neutra, sulle distorsioni operate dal mercato, sulla scarsa attenzione nel grande pubblico del rapporto rischio/beneficio. Il dibattito infatti è talmente sclerotizzato che marcia su due linee di tendenza estreme: si va da chi parteggia per una deregolamentazione totale a chi spinge per quadri normativi "duri". Due soluzioni che calpestano da una parte il diritto alla salute, dall'altra calano su tutti un'etica di stato. La decisionista Francia ha da due giorni la sua legge sulla bioetica (fecondazione assistita solo per coniugi), martedì prossimo il Comitato bioetico italiano dirà la sua sull'argomento (niente mamme in menopausa e fecondazione solo per coppie etero e stabili). Se le norme "dure" arriveranno anche da noi lo si dovrà all'estremismo del dibattito e alla deregulation che consente lo stillicidio di queste notizie "monstre".

postato da: alcedoatthis alle ore 01:07 | link | commenti
categorie: 1994, diritto - sentenze, omogenitorialitĂ 

Il Manifesto - 25 giugno 1994

Paola Tavella

Un libro italiano sulle famiglie omosessuali sfata pregiudizi e fobie ma mette in guardia sull'uso delle tecnologie riproduttive

GENITORI GAY MA NON SONO CONTAGIOSI

Gay e lesbiche, padri e madri come gli altri. A patto che accettino e sappiano proteggere i figli dal mondo esterno

In Italia ha fatto scalpore la vicenda di due donne che hanno deciso di avere insieme una bambina con l'inseminazione. Queste storie, che pure esistono da tempo, sono (solitamente, fortunatamente) sommerse. Altrove il dibattito è già aperto, esiste un'ampia letteratura sociologica e psicoanalitica che riguarda i figli di coppie monosessuali e il desiderio di paternità e maternità gay e lesbico. Basti pensare che negli Usa si stimano in 14 milioni i figli biologici di omosessuali, e poi ci sono quelli non biologici e adottivi. Il primo libro italiano è uscito invece soltanto in questi giorni per gli Editori Riuniti. Mamme e papà omosessuali (16 mila lire, 77 pagine) è stato scritto da una ricercatrice milanese, Monica Bonaccorso, con lo scopo di "rendere visibile l'invisibile" e aprirsi ad un mondo differente: "Nè migliore, nè peggiore". Senza pregiudizi ma cercando di capire come l'avere genitori omosessuali interferisca nella vita affettiva, psicologica, sessuale e sociale di un bambino, servendosi della letteratura straniera e soprattutto mettendosi in contatto con persone che vivono questa realtà nel nostro paese, dove non esistono cifre ed è ben radicata la tendenza soprattutto maschile a vivere l'omosessualità nei rapporti extraconiugali.

Molti dei drammi pronosticati dai benpensanti alla bambina che nascerà fra due donne viene smentito per esempio dalle ricerche nordamericane citate dalla  Bonaccorso. Studi ancora insufficienti per capire come andranno davvero le cose nel lungo periodo, ma concordi nell'affermare che avere un padre o una madre gay non interferisce nello sviluppo della identità di genere, nè nell'orientamento sessuale (l'omosessualità, naturalmente, non è contagiosa nè ereditaria). I figli fra i 5 e i 17 anni presi in esame sembrano, piuttosto, avere meno di altri coetanei comportamenti stereotipi del sesso di appartenenza. Anche il ragionamento secondo il quale un figlio che cresca tra due donne che si amano sarebbe privo di modelli di riferimento e identificazione maschile appare smodato dalla moderna ricerca psicoanalitica: l'80% dei maschi che convivono con la madre lesbica e la sua amata trovano e si avvalgono di modelli maschili esterni al nucleo familiare. I bambini che crescono tra due uomini - meno, perchè gli uomini tra loro non possono avere figli e se li hanno da matrimoni precedenti sono in genere affidati alle madri - è diverso, e gli studiosi convengono sul fatto che la madre è figura essenziale alla stabilità emotiva di un piccolo. Ma quando esiste una madre, e il padre è omosessuale - soprattutto, rileva la Bonaccorso, con un'immagine positiva di sè - non esiste particolare differenza fra padri omo e etero nell'attitudine alla paternità. I gay, anzi, adottano una gamma più ampia di comportamenti di cura e dedizione rispetto agli etero. Quanto alle madri lesbiche si dimostra che il problema può essere quello opposto, le lesbiche si rivelano "supermamme".

E' il sapere o rendersi conto che uno dei genitori è omosessuale che può essere un'esperienza dura. La prima reazione è la "negazione di qualunque dolore o paura", ma i più piccoli temono in segreto gli attacchi del mondo esterno, i più grandi scrutano la propria sessualità. Eppure questi figli hanno un grande bisogno di accettare e rispettare la scelta del genitore, altrimenti l'immagine che hanno di sè stessi sarà profondamente danneggiata. I problemi sembrano superabili, almeno per i figli naturali, anche se avere un genitore omosessuale o essere un genitore omosessuale comporta momenti difficili. I guai derivano piuttosto, scrive Monica Bonaccorso, dal mondo esterno, perchè i bambini risentono moltissimo dello stigma e dell'ostracismo sociale, ed è per questo che madri e padri gay scelgono la riservatezza. Fanno bene, perchè gran parte dell'equilibrio del bambino dipenderebbe proprio dall'abilità dei suoi di preservarlo da sentimenti di imbarazzo, vergogna, senso di colpa che derivano dall'esser preso in giro, biasimato e isolato (riflettano, le due ragazze di Savona e l'inseminatore "progressita").

L'ultima e più breve parte del libro di Monica Bonaccorso è dedicato ai figli dell'inseminazione artificiale o di quella pratica neoschiavista che è l'utero in affitto, luogo di visibilità massima della sindrome del rapimento" che percorre gli uomini che non possono procreare fra loro ma si procurano ugualmente un bambino, lasciandosi senza problemi alle spalle il corpo femminile che lo genera. E' un capitolo problematico e angoscioso che, fra dati, cifre e norme di legge, lascia trapelare i deliri di onnipotenza e le fantasie e gli egoismi degli adulti, senza lungimiranza nè vero amore o cura per le sorti dei bambini. Sia nel caso dell'inseminazione eterologa che nel caso dell'utero in affitto, infatti, vengono al mondo persone la cui origine è immersa nel non-detto, e cui solo in Svezia, di recente, si è riconosciuto il diritto alla verità, e dunque a disporre fino in fondo di sè.

postato da: alcedoatthis alle ore 00:36 | link | commenti
categorie: 1994, omogenitorialitĂ 

Il Manifesto - sabato 25 giugno 1994

Lidia Campagnano

MATERNITA'

Troppi desideri attorno a un piccolo corpo

La notizia: dov'è la notizia? C'è un medico in Liguria che effettua inseminazioni. Ma questa non è una notizia. Ne nascerà una bambina. Non è una notizia. La madre è lesbica. Non è una notizia. Eppure eccoci qui a riempire pagine di giornale. C'è qualcosa di imbarazzante in tutto ciò.  L'imbarazzo denuncia il risuonare di note false nei nostri discorsi. E' il - come si dice - desiderio femminile che generea questa volta notizie? E dove lo mettiamo il desiderio del medico? E quello che muove i commenti a mezzo stampa e tv? Cielo, quanti desideri attorno a un piccolo corpo che sta per nascere. E quanta mancanza di rispetto, di discrezione. Ma perchè mai si dovrebbe rispettare quel piccolo corpo? Forse che la maggioranza dei bambini e delle bambine del mondo nascono in un clima di rispetto? La maggioranza dei bambini e delle bambine del mondo nascono per caso, in conseguenza delle più diverse forme di accoppiamento, alcune delle quali così poco intenzionali che è difficile pensarle come creatrici di coppia, sia pure per pochi minuti. Poi, sono tanti i bambini e le bambine che vengono "gettati al mondo", per dirla con Heidegger. Spesso senza la mediazione di una culla. L'immaginazione gioca strani scherzi, e infiniti: qualcuno immagina quel medico come padre. E che concepisca in ambiente sterile, come si dice, cioè in un ambulatorio, non turba l'immagine perchè la televisione americana da decenni ci fornisce storie d'amore di ambiente ospedaliero, e anche questa fissazione deve avere il suo significato. Qualcun altro immagina che la bimba avrà, nella coppia lesbica, due madri, oppure nessuna madre, oppure un padre e una madre. Davvero si può immaginare di tutto, in barba alla realtà. Ed è tale l'angoscia che prende qualcun altro, o le stesse persone, di fronte a questo scatenamento dell'immaginazione che si invoca la Legge, un tribunale,  un'autorità che ristabilisca repressivamente che cos'è la realtà, quella giusta, quella normale, quella sana. Atteggiamento, questo, che non ha nulla a che vedere con l'interesse del bambino o della bambina, per non parlare della madre. Morale della favola: là dove è scattato un meccanismo tecnico che si mangia l'immaginazione dei singoli e delle singole per trasformarla in informazione di massa, non c'è spazio nè energia per elaborare il senso del reale e per orientarvisi con la propria personale esperienza. E dove non c'è possibilità di esperienza ogni etica, ogni scuola psicologica, ogni corrente possibile della giurisprudenza non fa che mescolarsi in un calderone di puro arbitrio, come sugli scaffali di un supermercato si mescolano le marche delle scatole di tonno. Finisce col realizzarsi quella storiella che si raccontava un tempo ai piccoli: che i bambini si comprano, appunto, al mercato. E allora si capisce un'altra associazione di idee che può colpire la mente di qualcuno: i figli della tecnica (non necessariamente dell'inseminazione artificiale, ma piuttosto della tecnica dell'informazione di massa che si impossessa dell'esperienza individuale, e la macina) hanno paradossalmente qualcosa in comune con i bambini di strada del Terzo mondo, prodotti secondari e casuali di un mercato selvaggio, figli di chissà chi, benchè "in realtà" una donna li abbia concepiti e partoriti. Certo i nostri bambini vengono accuditi e mangiano, ma nascondono ugualmente una combinazione variabile di circostanze dal significato infinitamente intercambiabile. Troppi significati, nessun significato. Sono cose che moralisti, papi, magistrati e scrittori nostalgici si rifiutano di capire: forse capiscono benissimo i medici, che vannno sempre a mettersi con i "loro" bambini e le "loro" donne sotto i riflettori, ma non ne vengono turbati, la medicina fondandosi sulla produzione di un corpo così indifferenziato da poterlo trattare organo per organo. Più grave è che le donne emancipate d'Occidente non avvertano lo scattare della trappola attorno alla loro esperienza, che sia etero o omosessuale: l'elaborazione dei loro desideri, della loro immaginazione, delle loro sensazioni attraverso le macchine pubblicitarie dei media è l'anticamera della regolamentazione autoritaria della loro sessualità, è ciò che le fa non più "autodeterminate" di una madre dei bambini di Rio de Janeiro. Sempre immaginando, dalle pagine dei giornali e dlla tivù escono, qui, stuoli di assistenti sociali, magistrati, psicologi che si affanneranno preoccupati attorno a un bambino per realizzare una norma qualunque, o meglio, norme contraddittorie fra loro, mentre laggiù è semplicemente la folla della strada (con annessa polizia) a mettere ordine. Manca in ogni caso, alla lettera, lo spazio affettivo, mentale, sensibile per l'esperienza di quella relazione sessuata che di fatto è una nascita, e perciò manca quella rete di socialità che circondi la nascita di valore e di rispetto. Quella rete che educa bambine e bambini, perchè li accoglie come propri legittimi abitanti, anzichè cavarne notizie.

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categorie: 1994, omogenitorialitĂ 
martedì, 26 febbraio 2008

L'UnitĂ  - 4 giugno 1994

Franco Grillini

A chi vorrebbe bruciare i gay dico: "Evviva la libertà"

C'era una volta una grande balena bianca e c'era una volta una famigliola felice raccolta intorno ad un antico mulino. L'immagine che tutti avevano negli occhi era quella di un paese gaudente, ogni tanto acciaccato, ogni tanto pronto a raccontarci qualche piccolo orrore di provincia ma tutto sommato tranquillo nella sua ripetitività, nella sua corsa alla ricchezza, al mito, al profumo capace di coprire l'infame odore del passato. L'ultimo decennio è andato via così, con qualche morto ammazzato che ha pagato l'affronto di non amare l'acqua tranquilla dell'antico mulino.

Poi la vecchia balena, ormai troppo vecchia, ha iniziato ad avere problemi di stomaco, a star male per aver ingerito troppi sacchetti di plastica e nessuno è riuscito a salvarla. Si è ritrovata, vittima della sua ingordigia, in un nauseabondo transatlantico pronta a diventare grasso per le scarpe buone della domenica. E la famigliola felice, stretta intorno al vecchio mulino, ha messo via il sorriso buono ad ogni occasione, ha impacchettato i nonni in soffitta e ha iniziato ad ammiccare un: "non c'è paragone".

Eh già, proprio non c'è pargone. Se questo paese avesse voluto evolvere in un futuro più libero e tollerante avrebbe potuto dare una nuova pelle a quella balena, invece ha scelto di cambiarne il colore, di ridarle naturalezza. Ed è tornata nera.

Nera come le notti di Parigi, nera come le camicie del boia, nera come il fumo dei camini dei lager, nera come i pensieri del furore della coscienza.

Non avrei mai pensato che nella mia vita sarebbe stato necessario ridare un senso fuori dalla storia alla parola "antifascista" o che avrei avuto occasione di dovere parlare ancora di campi di concentramento. Ho sbagliato. Mi ero illuso che oramai si dovesse combattere solo per conquistare orizzonti di nuove libertà, di nuove tolleranze, di nuovi sentimenti; mentre adesso vedo che è già difficile conservare conquiste passate, sudate e pagate a caro prezzo.

Essere omosessuali, essere lesbiche, essere froci o checche può e deve essere un orgoglio per tutti. Per chi lo è, innanzi tutto, ma anche per chi non lo è. Perchè è la differenza a dare colore all'armonia. E non importa l'insulto, non importa il disprezzo, non importa l'odio quando è la libertà ad essere in gioco. "Voi, figli dei figli gridate evviva la libertà con disprezzo, con rabbia, con odio - scriveva Pasolini ne "La rabbia" - perciò non gridate evviva la libertà".

Io, a chi rivendica il desiderio di bruciarmi perchè diverso, rispondo gridando "Evviva la libertà" col sorriso. I nuovi fascisti, il nuovo governo, della seconda Repubblica odia le differenze, odia chi ha bisogno d'aiuto, odia chi vive la propria umiltà, odia chi non è arrogante.

Io ho scelto di dedicarmi a chi non è fascista. Ho scelto di dedicarmi a chi non sposa la morale dell'uomo di strada che immerge la sua grossa mano nell'acqua santa, a chi non crede che si possa strapazzare il passato, a chi dà ancora un prezzo al dolore di una storia nera, neanche tanto antica.

Sono candidato al Parlamento europeo nelle retrovie del Pds, partito che continua a cercare un accordo con la gerarchia cattolica e proprio per questo si nutre di continui peccati d'ingenuità come quello di dimenticare le minoranze. Ma se essere cattolici vuol dire invocare i campi di concentramento e bruciare tutto ciò che non è figlio della norma allora...

Ci hanno attaccati, hanno stracciato in un attimo il nostro valore, sperano di poterci bruciare, un giorno. Sono certi dell'aria che respirano, confidano nella certezza dei buoi e intanto iniziano a fare terra bruciata. Così succede, con un tempismo inaudito, che la nostra Corte costituzionale si preoccupi di emettere una sentenza destinata a sconvolgere il già precario equilibrio  dei malati di Aids introducendo l'obbligatorietà dei test. E succede che un ministro per la Famiglia, che fu testimone in altri anni di un congresso nazionale di Arcigay a Bologna, decida di non rispondere ad una mia lettera aperta. O anche che un presidente della Repubblica, garante della Costituzione e altissima espressione di una vita democratica, non si accorga che se un fascista di governo sputa sui diritti degli omosessuali e delle lesbiche tradisce la civiltà italiana. Anche da Scalfaro il silenzio. Come da molti giornali del nostro paese, di sinistra, di centro o dell'Olimpo. Nessuna risposta. Mentre all'estero la notizia di quest'aggressione è saltata da Tokio a Sydney, da Amsterdam a Londra. La televisione nazionale olandese è arrivata a Bologna per riprendere oggi la manifestazione antifascista che Arcigay-Arcilesbica, il movimento che presiedo, ha organizzato davanti alla lapide per le vittime omosessuali della barbarie nazifascista. Ci sarà la Rai? E la Fininvest? Siamo soli, ma dobbiamo cavarcela ugualmente. E per soli intendo che sono soli tutti coloro che nelle libertà civili ritrovano ancora un senso, tutti quelli che non amano le balene nere e i sacchetti di plastica. A queste persone chiedo un voto, il 12 giugno, in quell'Italia Nord-Est color nero fumo.

 

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categorie: 1994, neofascismo

1981 - Raccomandazione ComunitĂ  Europea 924

Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa

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Trentatreesima sessione ordinaria

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Raccomandazione 924 (1981)

sulla discriminazione contro gli omosessuali

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L'assemblea,

1 Richiamando il suo energico impegno nella protezione dei diritti umani e nell'abolizione di tutte le forme di discriminazione

2 Osservando che, nonostante alcuni sforzi e nuove legislazioni di questi ultimi anni dirette all'eliminazione delle discriminazioni contro gli omosessuali, essi continuano a subire discriminazioni e talvolta anche oppressioni.

3 Credendo che, nella società pluralistica di oggi, dove naturalmente la vita tradizionale familiare ha un proprio posto e valore, le pratiche quali l'esclusione di una persona in base alle proprie preferenze sessuali da alcuni lavori, l'esistenza di atti di aggressione contro di essi, la tenuta di archivi o registri riguardanti queste persone sono il frutto di diversi secoli di pregiudizio.

4 Considerando che, in alcuni stati membri, gli atti omosessuali costituiscono ancora un reato spesso passibile di pene severe.

5 Credendo che tutti gli individui, maschi o femmine, raggiunta l'età del consenso prevista dalla legge del paese in cui vivono, capaci di intendere e di volere, dovrebbero godere del diritto all'autodeterminazione sessuale.

6 Sottolineando, tuttavia, che lo stato ha una responsabilità nelle aree di pubblico interesse, come la protezione dei minori.

7 Raccomanda che la Commissione dei Ministri:

i. Incoraggi gli stati membri dove gli atti omosessuali tra adulti consenzienti siano passibili di procedimenti legali, ad abolire quelle leggi e quelle pratiche.

ii. Incoraggi gli stati membri ad applicare la stessa età del consenso per atti omosessuali ed eterosessuali.

iii. Inviti i governi degli stati membri a:

a) Ordinare la distruzione di archivi o registri di omosessuali e abolire la pratica di tenere archivi su omosessuali da parte della polizia o qualsiasi altra autorità.

b) Assicurare nè più nè meno che l'eguaglianza di trattamento per omosessuali in materia di impiego, paga e sicurezza sul lavoro, in special modo nel settore pubblico.

c) Chiedere la cessazione di tutti i trattamenti o le ricerche obbligatorie volte ad alterare l'orientamento sessuale degli adulti.

d) Assicurare che la custodia, i diritti di visita e alloggio del minore da parte dei genitori non venga limitata a causa delle sole tendenze omosessuali di uno dei due.

e) Chiedere che i direttori delle prigioni e le pubbliche autorità siano vigili contro il rischio di stupro, violenza e offese a sfondo sessuale nelle prigioni.

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categorie: comunitĂ  europea, 1981